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venerdì 30 agosto 2013

PROVA A METTERE INCINTA LA MOGLIE MA IL PC GLI -BRUCIA-....


Ci sono alcune genitori che attribuiscono tutti i mali moderni al computer: problemi alla vista, caduta di capelli, sovrappeso. Ora alla lista si aggiunge anche l’infertilità . È quanto accaduto all’inglese Scott Reed, che rischiava di non poter avere figli a causa del suo portatile che stava letteralmente cuocendo” il suo sperma. IL 30enne di Clanfield stava provando ad avere dei figli con la moglie sua coetanea, ma per sei mesi l’atteso bebè si è fatto desiderare. Quando i due si sono finalmente rivolti a uno specialista, il verdetto è stato secco: “colpa del laptop che sta bruciando gli spermatozoi di Scott”. Ad essere nocivo,  il calore sprigionato dal computer, spesso tenuto in grembo. La scoperta è stata un vero choc per la coppia, e la moglie ha dichiarato: “Mio marito usa spesso il pc perché lavora con Facebook, non pensavamo che potesse essere così nocivo”.

La macchina "LEGGI SOGNI"

I sogni sono quanto di più intimo ognuno di noi possieda, eppure un giorno potrebbero non essere più un’esclusiva così personale. Un team di ricercatori dell’ATR Computational Neuroscience Laboratories di Kyoto, in Giappone, ha infatti messo a punto un sistema in grado di decifrare il contenuto dei sogni a partire dai dati di risonanza magnetica funzionale (fMRI) acquisiti durante il sonno. Come funzioni questa speciale macchina lo spiegano i ricercatori oggi in uno studio suScience.
L’idea di base dei ricercatori è stata quella di creare una sorta di codice, facendo corrispondere le attività cerebrali registrate durante il sonno con la tecnica diimaging alle risposte date dai partecipanti allo studio una volta svegli e interrogati sui soggetti sognati. Inoltre i dati registrati durante il sonno dalla fMRI venivano confrontati anche con le risposte dei partecipanti a stimoli visivi da svegli.
Per far questo gli scienziati hanno arruolato tre volontari, i quali venivano svegliati ripetutamente durante le prime fasi del sonno (cosidetto stadio pre-REM), e a cui veniva chiesto di raccontare le loro esperienze oniriche. In questo modo è stato possibile costruire un catologo di corrispondenze tra immagini visualizzate nel sonno e pattern di attività cerebrale, perché quanto visto nello stadio pre-REM è rappresentato dal cervello e lo è in modo simile a quanto avviene da svegli con stimoli visivi.
A partire da questo, quindi, i ricercatori sostengono di essere riusciti con successo a predire il contenuto dei sogni basandosi solo sui dati di risonanza magnetica (con un’accuratezza pari al 60%, troppo alta per essere dovuta al caso, precisano gli esperti), di fatto riuscendo a “leggere nei sogni” delle persone, attraverso un modello costruito al computer. Successivamente, infatti, gli studiosi hanno insegnato a un software a far corrispondere i segnali di attività cerebrale a specifiche immagini, a loro volta pescate da Internet, per rappresentare le varie categorie visualizzate nel sonno.
Sebbene quanto sperimentato nelle fasi pre-REM, aggiungono gli esperti, non possa considerarsi a pieno titolo un vero e proprio sogno (tipico invece della fase REM), quello presentato su Science è comunque un ulteriore passo avanti verso un sistema capace di leggere le esperienze oniriche, in grado di rivelare cosa ricordiamo dei sogni e cosa no.

Organi artificiali per tutti i bisognosi

Grazie alla ricerca portata avanti da un gruppo di ricercatori della Herriot-Watt University di Edimburgo, si è riusciti a stampare in laboratorio alcuni ammassi tridimensionali di cellule staminali embrionali umane, che dopo il processo sono rimaste vitali, capaci di riprodursi e formare cellule specializzate.  Secondo gli scienziati che hanno messo appunto questa straordinaria tecnica, i cui dettagli sono stati pubblicati sulla rivista Biofabrication,  il processo, in un futuro non troppo lontano, potrebbe portare alla creazione di tessuti simili a quelli organici e, in uno sviluppo avanzato, alla generazione di organi artificiali creati per i singoli pazienti bisognosi di trapianto.Come riportato dal resoconto pubblicato su Galileo, la produzione di campioni di tessuto umano è una sfida che appassiona da tempo i ricercatori. I tentativi fatti finora prevedevano la costruzione di una sorta di impalcatura attorno a una coltura di cellule staminali, che venivano in questo modo forzate a crescere in una struttura rigida.  Ma i risultati erano spesso approssimativi e imprecisi: la nuova tecnica permette invece di depositare, strato dopo strato, goccioline di staminali di diametro uniforme in modo più economico, più veloce e più semplice rispetto ai metodi precedenti.   Gli scienziati hanno dovuto affrontare parecchie difficoltà per raggiungere il loro obiettivo: prima fra tutte, la delicatezza delle cellule staminali, che sono ipersensibili e rischiano di essere distrutte durante il processo di stampa. Per evitarlo, i ricercatori hanno approntato una stampante speciale i cui ugelli si aprono e chiudono grazie alla pressione dell'aria, il cui ingresso è regolato da una microvalvola.In questo modo, è possibile calibrare con precisione quantità, posizione e dimensione delle cellule stampate variando l'apertura dell'ugello, la pressione dell'aria in ingresso e il tempo di apertura della valvola.   “È un lavoro di precisione”, sostiene Wenmiao Shu, uno degli autori della ricerca. “Molto vicino a ciò che accade realmente nel corpo umano. Le cellule che stampiamo sono una sorta di blocchi di costruzione e non richiedono impalcature per crescere”. A questo punto, quanto bisognerà aspettare per gli organi artificiali? Secondo Shu, almeno dieci anni.  Perché, a differenza della pelle e del tessuto muscolare, già fabbricati con successo, gli organi solidi come il fegato, i reni o il cuore richiedono strutture vascolari complesse per assorbire le sostanze nutritive ed eliminare quelle di scarto. A questo proposito, i ricercatori del Tissue Microfabrication Laboratory della University of Pennsylvania stanno cercando di riprodurre in laboratorio una insieme di vasi sanguigni che potranno essere usati, un giorno, per vascolarizzare i futuri organi stampati in 3D.   Il vantaggio immediato della tecnica messa a punto dai ricercatori scozzesi, invece, riguarda la produzione di campioni di tessuto che potrebbero essere usati per il controllo della tossicità dei farmaci sull'essere umano, evitando così la necessità di test sugli animali.

Ecco il mantello dell'invisibilità











Come racconta la Bbc, malgrado i numerosi sforzi compiuti dai ricercatori da quando l’idea di un mantello dell’invisibilità - un sistema per deviare le onde luminose nascondendo un oggetto - è stata avanzata da John Pendry dell’Imperial College London, David Schurig e David Smith della Duke University, nessuno è riuscito veramente nell’intento. I materiali messi a punto infatti riflettevano comunque una piccola frazione della radiazione incidente, non nascondendo completamente gli oggetti.Una delle maggiori difficoltà nel perseguire la vera invisibilità è infatti quella di eliminare le riflessioni della radiazione che avvengono ai confini di un oggetto, come spiega Nathan Landy, coautore dello studio. Un problema, spiegano gli esperti, analogo a quello osservabile in un bicchiere di vetro perfettamente pulito: si riesce a vedere attraverso, ma allo stesso tempo sappiamo che il bicchiere c’è a causa della luce riflessa dalla sua superficie.Per superare il problema, e riuscire a domare, modificandone il cammino, la luce, i ricercatori sono ricorsi a una nuova tecnica di fabbricazione di un meta-materiale, ossia un materiale artificiale le cui caratteristiche dipendono sia dalla sua composizione sia dall’organizzazione geometrica degli atomi. Gli scienziati hanno modificato una struttura composta di fibre di vetro parallele e che si intersecano con incisioni di rame, aggiungendo strisce di rame. Il risultato è stato una superficie di 0,2 metri quadrati circa, con un’area funzionante come mantello a forma di diamante.Successivamente i ricercatori sono passati alla fase di test: hanno usato il mantello per mascherare un piccolo cilindro di 7,5 centimetri di diametro e un centimetro di altezza, osservando come il meta-materiale riuscisse a deviare quasi perfettamente la luce intorno all’oggetto, senza riflessioni. La radiazione infatti superando il cilindro riemergeva come se non fosse stata interrotta nel suo cammino. Nascondendo di fatto l’oggetto in questione alle microonde.Un esperimento quasi perfetto. L’illusione dell’invisibilità infatti funziona solo a metà, ovvero solo quando la luce attraversa il mantello in una direzione (come il materiale invisibile a metà sviluppato da alcuni ricercatori tedeschi). E, come avvertono gli stessi scienziati, raggiungere gli stessi risultati con la luce visibile sarà piuttosto difficile.

Le nuove Frontiere Apple.. La tecnologia a 5D

La Apple ha depositato un brevetto, composto in effetti da 25 sotto-brevetti, per una tecnologia rivoluzionaria definita «a 5 dimensioni», destinata a collegare gli esseri umani ai computer tramite sensori, touchscreen e guanti per la realtà virtuale. Secondo gli esperti del settore, si tratta di tecnologie al limite della fantascienza e che promettono un'enorme possibilità di applicazioni. Il brevetto, infatti, riguarda la televisione, l'interazione con mondi virtuali, la teleconferenza, le interfacce di input tattili, il force feedback e persino la biometrica.
Le potenzialità della tecnologia 5D, vanno dal gioco interattivo, ben al di là delle funzioni già sperimentate nei sistemi come il Kinect di Microsoft, alla telepresenza e alla capacità di riconoscere anche i gesti più complessi dell'utente per trasformarli in comandi o in interazioni nella realtà virtuale. Apple ritiene che tale tecnologia sostituirà le interfacce oggi in uso, in particolare le tastiere e mouse. Attraverso appositi sensori (videocamere ambientali, un guanto con sensori e un cappello), l'utente potrà interagire con i dispositivi elettronici facendo a meno della tastiera e di qualunque altro mezzo predefinito, sfruttando potenzialmente ogni superficie e aggiungendo due informazioni all'input tradizionale: modulo e direzione del vettore forza con cui l'utente interagisce con il mezzo. Si parla inoltre di schermo virtuale "fantasma": la tecnologia 5D non si limita allo schermo ma può permettere all'utente di interagire con oggetti non presenti fisicamente nella stanza ma frutto di rappresentazioni virtuali. Un'applicazione singolare prevede display in Kevlar per poligoni di tiro, visto che la tecnologia potrà calcolare la velocità e la forza dei proiettili esplosi dall'utente. Finora, ovviamente si tratta soltanto di ipotesi, perché siamo a livello di brevetto, senza apparecchiature effettivamente realizzate, ma soltanto ipotesi di applicazioni. Tuttavia, è evidente che si va verso un mondo in cui la realtà concreta e quella virtuale vanno a intrecciarsi in modo sempre più profondo.

Auto a batteria autoalimentate ad aria!

La IBM sta sviluppando un prototipo di batteria a litio-aria che fa a meno di metalli pesanti. Il nuovo tipo di batteria è attualmente in fase di sviluppo e potrebbe fornire l’alimentazione ad auto elettriche tanto da farle viaggiare per ben 800 chilometri prima di dover essere ricaricate, erogando circa 10 volte l'energia fornita dalle attuali batterie agli ioni litio.
La prospettiva di una fonte di energia ad aria, che sia leggera e di lunga durata per la prossima generazione di veicoli è allettante, se solo qualcuno riuscisse a costruirne un prototipo. Il fatto è che ci sono diversi “posti di blocco” sulla strada verso queste batterie a litio-aria, soprattutto per quanto riguarda la ricerca di elettrodi ed  elettroliti che siano sufficientemente stabili per la chimica della batteria ricaricabile.
L’IBM prevede di adottare batterie a litio-aria con la costruzione di un prototipo funzionante entro la fine del prossimo anno. Venerdì la società ha annunciato di aver intensificato gli sforzi per il loro sviluppo grazie al coinvolgimento di due società giapponesi – l’azienda chimica Asahi Kasei Corp e il produttore di elettroliti Central Glass – nell’IBM Battery 500 Project, un consorzio creato dalla IBM nel 2009 per accelerare il passaggio delle case automobilistiche e dei loro clienti a veicoli ad alimentazione elettrica.
Le batterie agli ioni litio utilizzate negli attuali veicoli elettrici si basano su un catodo in ossido metallico o fosfato di metallo (generalmente cobalto, manganese o materiali ferrosi) che funge da un elettrodo positivo, su un composto a base di carbonio come anodo, o elettrodo positivo, e su un elettrolita per condurre gli ioni litio da un elettrodo all'altro. Quando la macchina va, gli ioni litio fluiscono dall'anodo al catodo attraverso l’elettrolita e una membrana di separazione. La carica della batteria inverte la direzione del flusso di ioni.
Attualmente le più efficienti batterie agli ioni litio per auto possono alimentare un veicolo per soli 160 chilometri prima di esaurirsi. (La Nissan afferma che la sua Leaf, completamente elettrica, ha un'autonomia di circa 175 chilometri). Veicoli elettrici molto reclamizzati come la Chevy Volt hanno un’autonomia ancora più limitata, di soli 80 chilometri, prima che il entri in funzione il suo motore a gas. Anche se tutto questo funziona bene in una simulazione al computer, le batterie a litio-aria hanno nella pratica esigenze specifiche, che gli scienziati stanno ancora cercando di soddisfare. Wilcke stima che le batterie a litio-aria possano essere pronte per la produzione non prima del 2020, «se non troviamo alcun intoppo tecnologico lungo la strada». E aggiunge: «L'unica cosa di cui sono certo è che non accadrà in questo decennio»

Robot nei reparti di maternità







Nella città meridionale russa di Krasnodar, all'interno dell’università esiste una clinica, dove l’assistenza medica è fornita agli androidi. I robot-pazienti possono prestare servizio per dieci anni e aiutare a formare migliaia di medici.
Il robot Natasha, per esempio, ha già “partorito” duecento “bambini-androidi”. Questa macchina lavora 4-6 ore al giorno senza sosta.
L'androide riesce a simulare tutte le dinamiche di un vero parto: doglie, dolori, grida, pianto. Oltre a questo, ogni giorno Natasha ha un parto con complicazioni con il rischio di “esito letale”.
I medici fanno pratica assistendo i robot-partorienti nelle situazioni più complicate, quando bisogna prendere decisioni fulminee per la salute del paziente. Un docente della cattedra universitaria di ostetricia imposta sul computer il modello del parto. Poi i medici-praticanti visitano la paziente, verificano il suo stato e ne misurano “il battito cardiaco”.
Soltanto in un centro simile si può “fare una pausa” – sospendere il processo del parto e determinare perché qualcosa è andato storto per poi fare le opportune correzioni. In tal modo ostetrici possono rendere automatiche le più azioni più complicate.
Anche i neonati-robot sono curati e, in caso di necessità, rianimati. Una particolare attenzione è rivolta agli androidi “nati prematuri” con il peso corporeo estremamente ridotto. I medici russi hanno imparato a salvare bambini che pesano soltanto mezzo chilo, ma le tecnologie mediche vanno continuamente perfezionate.
Nei reparti adiacenti a quello di neonatologia sono ricoverati “pazienti-androidi” altrettanto complicati. Qualcuno dei robot ha avuto un infarto, qualcun altro un ictus. L’attenzione agli androidi è assicurata. I medici-praticanti si trovano costantemente vicino a loro per poter prestare assistenza immediata in caso di necessità.

Attenzione al virus facebook che si impossessa del tuo profilo


 Microsoft ha scoperto un nuovo Trojan che consente ai malintenzionati di impossessarsi dei profili Facebook altrui.

Il virus si presenta come una normale estensione di Chrome e di Firefox. Una volta installate le estensioni, la frittata è fatta. Il trojan è stato scoperto in Brasile, ma il software potrebbe essere rapidamente esteso alle altre aree geografiche. Al momento, il consiglio di Microsoft è quello di tenere sempre l'antivirus aggiornato.

Consigliamo anche di stare molto attenti alle estensioni che si scaricano sui vari browser.

Uno scienziato inventa la macchina del tempo

Secondo quanto afferma l'inventore, il dispositivo funziona grazie ad una serie di algoritmi complessi che permettono di poter prevedere dai cinque agli otto anni delle vita futura di qualunque individuo, con una precisione del 98 per cento.Quelle di Razaeghi, che è anche amministratore delegato del Centro Iraniano per le Invenzioni Strategiche, sono affermazioni audaci, ma il ricercatore, dopo aver lavorato quasi dieci anni al suo dispositivo, dice di essere quasi pronto a lanciare il suo prototipo.Da quanto riporta l'articolo del Telegraph, Razaeghi è un inventore di razza, con ben 179 altre invenzioni registrate a suo nome. Ma l'ultima creazione dello scienziato potrebbe essere davvero qualcosa di straordinario.“Le dimensioni della mia invenzioni sono simili a quelle di un personal computer”, spiega Razaeghi, “ed è in grado di prevedere il futuro nei successivi cinque-otto anni degli utenti. Attenzione, quindi: non vi porterà nel futuro, ma porterà il futuro a voi”.Naturalmente, quando si parla di conoscenza di eventi futuri e viaggi nel tempo, i paradossi sono dietro l'angolo: se davvero il dispositivo dovesse funzionare, che effetto potrebbe avere sulla vita dell'individuo la conoscenza di quello che gli accadrà?Essendo a conoscenza del suo futuro, compirebbe ancora le stesse azioni che avrebbe compiuto se fosse stato all'oscuro delle conseguenze? Conoscere il proprio futuro, potrebbe cambiare il proprio futuro? Il dispositivo tiene conto del fatto che l'utente è ora a conoscenza del proprio destino?Da sole, queste domande già minano un pò l'efficacia e la veridicità di questa invenzione. Ad ogni modo, Razaeghi spera di poter offrire la sua invenzione addirittura al governo iraniano, rendendolo in grado di prevedere la possibilità di un confronto militare con un paese straniero, oppure prevedere la fluttuazione del valore delle valute estere o del prezzo del petrolio.“Ovviamente, un governo in grado di prevedere i prossimi cinque anni nel futuro riuscirebbe a prepararsi in tempo alle sfide che rischiano di destabilizzarlo”, continua l'eccentrico inventore. “Dopo di che, una volta organizzata una produzione di massa, ci aspettiamo di poter commercializzare l'invenzione in tutto il mondo”.Come Razeghi stesso confessa, la sua invenzione è stata aspramente criticata da amici e parenti che lo accusano di “voler giocare a fare Dio” con la vita ordinaria delle persone e la storia del pianeta.“Questo progetto non è contro i nostri valori religiosi (Islam, n.d.N.). Gli americani hanno investito milioni di dollari per riuscire ad inventare un dispositivo simile. Io ci sono riuscito con una frazione di tali investimenti. Non abbiamo ancora lanciato il nostro prodotto e reso pubblici i progetti perchè temiamo che i cinesi ci rubino l'idea e comincino a produrlo in milioni di esemplari in una sola notte”, conclude il ricercatore.