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venerdì 30 agosto 2013
PROVA A METTERE INCINTA LA MOGLIE MA IL PC GLI -BRUCIA-....
schok IL FULMINE ATTRAVERSA IL CORPO UMANO... LUI IMMUNE MA SCOPRI IL PERCHE'!
La bambina che potrebbe morire al sole
Hannah, ha 8 anni ed è affetta da una malattia che solo in 30 persone al mondo hanno. La rarissima malattia si chiama sindrome di Hay-Wells. La malattia fa sì che le ghiandole sudoripare non funzionano e se il suo corpo si espone al calore si surriscalda come una pila provocando la morte. I genitori della bambina per evitare il peggio, le stanno sempre accanto spruzzando acqua fredda alla bambina e preparandole del ghiaccio.
La storia dell'uomo albero

Ecco le 10 malattie più strane al mondo
1) Sindrome di Möbius: si tratta di una malattia neurologica, le persone che ne sono affette, non posso muovere il volto (sorridere, sbattere le palpebre, e muovere gli occhi)
2) Sindrome da stress: i sintomi sono dimenticarsi le cose, insonnia, nervosismo e non essere puntuali. Ne è affetto chi lavora molto o chi comunque abbia una vita impegnata
3) Sindrome di cotard: chi ne affetto, vive con la convinzione di essere morto
4) Sindrome del ghiottone: di solito si manifesta in chi ha avuto un trauma nel lobo in alto a destra del cervello; i sintomi sono il piacere e la dipendenza dal cibo delicato e prelibato.
5) Sindrome retrazione genitale: i malati vivono con la convinzione di perdere i loro genitali o i loro seni
6) Sindrome di sonno-veglia: causa la rottura del nostro orologio interno e provoca attacchi di insonnia, di sonno, e affaticamento.
7) Sindrome di dialetto straniero: chi ne è malato cambia discorso mentre parla, all'improvviso parla in un altro dialetto o in un'altra lingua,
8) Sindrome odore di pesce: il corpo in alcune condizioni fa una puzza simile a quella del pesce amrcio
9) Sindrome di emicrania cronica: durante la notte i malati vengono risvegliati con una grande esplosione dentro la loro testa; non un semplice mal di testa.
10) Sexsomnia: chi ne è affetto fa sesso durante il sonno.
2) Sindrome da stress: i sintomi sono dimenticarsi le cose, insonnia, nervosismo e non essere puntuali. Ne è affetto chi lavora molto o chi comunque abbia una vita impegnata
3) Sindrome di cotard: chi ne affetto, vive con la convinzione di essere morto
4) Sindrome del ghiottone: di solito si manifesta in chi ha avuto un trauma nel lobo in alto a destra del cervello; i sintomi sono il piacere e la dipendenza dal cibo delicato e prelibato.
5) Sindrome retrazione genitale: i malati vivono con la convinzione di perdere i loro genitali o i loro seni
6) Sindrome di sonno-veglia: causa la rottura del nostro orologio interno e provoca attacchi di insonnia, di sonno, e affaticamento.
7) Sindrome di dialetto straniero: chi ne è malato cambia discorso mentre parla, all'improvviso parla in un altro dialetto o in un'altra lingua,
8) Sindrome odore di pesce: il corpo in alcune condizioni fa una puzza simile a quella del pesce amrcio
9) Sindrome di emicrania cronica: durante la notte i malati vengono risvegliati con una grande esplosione dentro la loro testa; non un semplice mal di testa.
10) Sexsomnia: chi ne è affetto fa sesso durante il sonno.
Attenzione al Wi-Fi.. Rischio salute
Che il Wi-Fi influenzasse negativamente la salute umana è stato reso noto chiaramente da noi medici per la prima volta nel 2002 con l’Appello di Friburgo. Sulla base delle nostre osservazioni ed esperienze ci opponiamo fortemente all’uso in tutto il mondo della comunicazione senza fili indipendentemente dal fatto che si usino campi elettromagnetici pulsati o meno.
Nel corso degli ultimi anni abbiamo assistito ad un rapido aumento di connessioni wireless (WLAN o Wi-Fi) e questo ci preoccupa molto. Si trovano hot-spot wireless in molte case private, edifici pubblici (scuole, biblioteche, ospedali, alberghi, aeroporti, stazioni ferroviarie), internet caffè e nei luoghi pubblici delle grandi città. I treni passeggeri internazionali sono dotati di Wi-Fi. Le compagnie possono consentire ad altre compagnie o ad uffici di connettersi alla loro rete.
In Germania le reti wireless operano ad una frequenza di circa 2450 MHz e si possono usare frequenze anche tra 5000 e 6000 MHz. In modalità standby, quando non si trasmettono dati, il segnale viene acceso e spento con una frequenza di 10 Hz. In questa stessa frequenza si trovano le onde alfa del cervello. La distanza media dell’utente dall’hot-spot negli ambienti esterni è generalmente di 300 metri, ma sebbene oppongano qualche attenuazione, le pareti lasciano comunque passare le radiazioni.
Il livello di esposizione effettivo in un luogo dipende da vari fattori, compresa la distribuzione dei cosiddetti punti di accesso (trasmettitori), la caratteristiche dello spazio interno (per esempio: effetti di riflettenti o di schermatura delle strutture degli edifici) e la distanza da computer portatili.
Sono stati misurati livelli allarmanti di radiazioni nelle vicinanze di router Wi-Fi, dei punti di accesso Wi-Fi e di computer portatili connessi al Wi-Fi: ad esempio a 2 m di distanza sono stati riportati da W. Maes1 livelli fino a 3.000 ?W/m² , nel 2010 la Ecolog Institute2 ha riscontrato, a 0,2 m da un router Wi-Fi 8,8 V/m = 205,000 ?W/m², da un punto di accesso Wi-Fi, 7,5 V/m = 149,000 ?W / m²; lo studio IMST3 ha misurato 27,000 ?W/m² a 0,5 m di distanza da un computer portatile. Secondo Le Linee Guida della Building Biology Evaluation 4, questi livelli (oltre 1.000 ?W/m²) sono classificati come una “estrema preoccupazione.” In presenza di molti utenti (ad esempio, 20 studenti in una classe) i livelli di esposizione sono ancora più alti.
La radiazione da Wi-Fi viene percepita come particolarmente stressante e non sono solo le persone elettrosensibili a dirlo, ma anche persone sane segnalano il loro disagio in presenza di Wi-Fi. Lamentano numerosi sintomi e problemi di salute, in particolare mal di testa, irregolarità cardiaca, difficoltà di concentrazione, nausea e vertigini, stanchezza. Come riportato nell’Appello di Friburgo possono verificarsi anche spasmi muscolari spontanei, astenia e altri sintomi. In considerazione della vasta letteratura scientifica sugli effetti non termici delle radiazioni da cellulare è sorprendente che ci siano solo pochi studi che trattano specificatamente delle radiazioni da Wi-Fi.
Nel corso degli ultimi anni abbiamo assistito ad un rapido aumento di connessioni wireless (WLAN o Wi-Fi) e questo ci preoccupa molto. Si trovano hot-spot wireless in molte case private, edifici pubblici (scuole, biblioteche, ospedali, alberghi, aeroporti, stazioni ferroviarie), internet caffè e nei luoghi pubblici delle grandi città. I treni passeggeri internazionali sono dotati di Wi-Fi. Le compagnie possono consentire ad altre compagnie o ad uffici di connettersi alla loro rete.
In Germania le reti wireless operano ad una frequenza di circa 2450 MHz e si possono usare frequenze anche tra 5000 e 6000 MHz. In modalità standby, quando non si trasmettono dati, il segnale viene acceso e spento con una frequenza di 10 Hz. In questa stessa frequenza si trovano le onde alfa del cervello. La distanza media dell’utente dall’hot-spot negli ambienti esterni è generalmente di 300 metri, ma sebbene oppongano qualche attenuazione, le pareti lasciano comunque passare le radiazioni.
Il livello di esposizione effettivo in un luogo dipende da vari fattori, compresa la distribuzione dei cosiddetti punti di accesso (trasmettitori), la caratteristiche dello spazio interno (per esempio: effetti di riflettenti o di schermatura delle strutture degli edifici) e la distanza da computer portatili.
Sono stati misurati livelli allarmanti di radiazioni nelle vicinanze di router Wi-Fi, dei punti di accesso Wi-Fi e di computer portatili connessi al Wi-Fi: ad esempio a 2 m di distanza sono stati riportati da W. Maes1 livelli fino a 3.000 ?W/m² , nel 2010 la Ecolog Institute2 ha riscontrato, a 0,2 m da un router Wi-Fi 8,8 V/m = 205,000 ?W/m², da un punto di accesso Wi-Fi, 7,5 V/m = 149,000 ?W / m²; lo studio IMST3 ha misurato 27,000 ?W/m² a 0,5 m di distanza da un computer portatile. Secondo Le Linee Guida della Building Biology Evaluation 4, questi livelli (oltre 1.000 ?W/m²) sono classificati come una “estrema preoccupazione.” In presenza di molti utenti (ad esempio, 20 studenti in una classe) i livelli di esposizione sono ancora più alti.
La radiazione da Wi-Fi viene percepita come particolarmente stressante e non sono solo le persone elettrosensibili a dirlo, ma anche persone sane segnalano il loro disagio in presenza di Wi-Fi. Lamentano numerosi sintomi e problemi di salute, in particolare mal di testa, irregolarità cardiaca, difficoltà di concentrazione, nausea e vertigini, stanchezza. Come riportato nell’Appello di Friburgo possono verificarsi anche spasmi muscolari spontanei, astenia e altri sintomi. In considerazione della vasta letteratura scientifica sugli effetti non termici delle radiazioni da cellulare è sorprendente che ci siano solo pochi studi che trattano specificatamente delle radiazioni da Wi-Fi.
5 cose da sapere sui sogni..
I sogni violenti sono un segnale d’allarme
Durante la fase REM, ossia quel momento del sonno profondo che provoca disordinati movimenti del corpo, spesso si intrufolano tra i sogni anche gli incubi. Accompagnati dacomportamenti violenti (quali pugni, calci e urla), gli incubi e la loro violenza sono, per alcuni ricercatori, il segnale d’allarme di malattie gravi, come il morbo di Parkinson e la demenza. Questi disturbi neurodegenerativi dovrebbero essere segnalati tempestivamente agli esperti.I nottambuli hanno più incubi
Stare svegli fino a tardi ha i suoi vantaggi, ma sognare stravaganze non è sicuramente uno di questi. Secondo alcuni studi, i nottambuli hanno più probabilità di sperimentare incubi. Nello studio, si sono presi in esame 264 studenti universitari e si sono valutate le frequenze con cui hanno vissuto incubi su una scala da 0 a 4. Ne è emerso che la colpa pare debba essere data alcortisolo, l’ormone dello stress, che ha un picco al mattino poco prima che ci si svegli, un momento tipico durante il quale le persone sono più inclini ad attraversare la fase REM del sogno e del sonno. Se in quel momento si sta ancora dormendo, l’aumento del cortisolo potrebbe innescare sogni vividi o incubi.Gli uomini e il sesso
È soprattutto nelle loro ore precedenti del risveglio che gli uomini sognano il sesso più frequentemente rispetto alle donne. E confrontando i racconti degli uomini sperimentati la mattina, ne è emerso che nello stesso momento le donne hanno maggiori probabilità di avere incubi. I sogni e gli incubi delle donne, quindi, possono essere raggruppati in tre categorie: sogni paurosi spesso dovuti a qualcosa di reale, sogni che comportano la perdita di una persona cara e, infine, sogni confusi.È possibile controllare i nostri sogni
Sembra che l’unica possibilità di fare dei sogni distinti, lucidi e semi reali sia quella di giocare ai videogiochi. Trascorrere molte ore nella realtà virtuale, infatti, aiuterebbe a controllare gli ambienti in cui ci si muove e questa abilità può tradursi in sogno. Una ricerca ha dimostrato che le persone che spesso giocano ai videogiochi hanno più probabilità rispetto ai non-giocatori di avere sogni lucidi, nei quali è possibile decifrare corpi e situazioni e, non da ultimo, tali soggetti sarebbero anche maggiormente in grado di influenzare i loro sogni. Una capacità, questa, che potrebbe aiutare i veterani di guerra che soffrono di disturbi post-traumatici da stress.Perché sogniamo
Gli scienziati si chiedono da tempo immemore perché si sogna. E nemmeno le risposte diSigmund Freud, ossia che i sogni siano dei viaggi malinconici provocati dagli effetti della fase REM, sembrano averli placati. Alcune ricerche hanno rivelato che i nostri sonnellini potrebbero aiutarci a risolvere gli enigmi che ci hanno afflitto durante le ore diurne. Gli aspetti visivi e spesso illogici dei sogni sembrerebbero perfetti per una necessaria quanto utile decodificazione dei problemi da risolvere. Così, mentre i sogni sviluppano situazioni e sono stati originariamente sviluppati per altri scopi, ora sono probabilmente la naturale evoluzione e perfezionamento nel tempo e, tra i nuovi obiettivi, ci sarebbe proprio quello di aiutare il riavvio del cervello e aiutarlo a risolvere i problemi.Dallo zucchero nasce la cura per il cancro..
Due studiosi di Urbino hanno individuato nel "maltolo", una sostanza naturale contenuta nel malto, nella cicoria, nel cocco, nel caffè e in moltissimi altri prodotti naturali, la possibilità di utilizzarlo per lo sviluppo di una nuova classe di molecole con spiccata attività antineoplastica. La scoperta rappresenta un notevole avanzamento nella ricerca di nuove strategie terapeutiche contro il cancro tanto da avere ottenuto il brevetto nazionale, nell'attesa di quello internazionale. Per la Legge sulle invenzioni e per la Convenzione sulla concessione di brevetti europei (CBE) tutti i brevetti che hanno per oggetto un composto chimico, devono possedere requisiti di novità, originalità ed industrialità. Questo lavoro è il frutto di una sinergia multidisciplinare tra due gruppi di ricerca quelli del dott. Mirco Fanelli di estrazione prettamente biomedica e l'altro, del prof. Vieri Fusi, prettamente chimica, legati dal desiderio di esplorare e di progredire nei relativi bagagli scientifici e culturali. Il gruppo di ricerca diretto dal dott. Mirco Fanelli, con sede a Fano presso il Centro di Biotecnologie, è impegnato da tempo negli studi del ruolo delle alterazioni epigenetiche nel sviluppo del cancro ed ha recentemente sviluppato una tecnica innovativa denominata PAT-ChIP finalizzata allo studio dell'epigenoma direttamente nei campioni derivati dai pazienti e conservati in paraffina (FFPE). Il gruppo del professore Vieri Fusi, si è da sempre occupato di riconoscimento molecolare, dello sviluppo sintetico di recettori e metallo-recettori e degli aspetti termodinamici che guidano il riconoscimento tra due specie chimiche. Va sottolineato che, nonostante i progressi sia nel campo della diagnostica (sempre più precoce) che degli approcci chirurgico/terapeutici, il cancro è oggi una delle principali cause di morte nei paesi industrializzati. Molti traguardi sono stati raggiunti nell'ultimo ventennio nell'approccio a questa patologia e la ricerca scientifica ci ha dato la possibilità di sviluppare numerosi protocolli terapeutici che hanno visto sia ridurre la mortalità, per neoplasie prima considerate inguaribili, che di aumentare l'aspettativa di vita di molti pazienti.Tuttavia, proprio per la sua straordinaria complessità, non è stata ancora sviluppata l'arma necessaria ad affrontare alcuni tipi di tumori particolarmente aggressivi e quei tumori che si sviluppano in seguito a trattamenti terapeutici (le cosiddette recidive). "Negli ultimi anni – ci spiegano Vieri Fusi e Mirco Fanelli – la ricerca in campo oncologico sta affrontando l'intera problematica attraverso una doppia strategia: da un lato cerca di comprendere a fondo le peculiarità molecolari alla base della patologia stessa e, dall'altro, prova a sviluppare nuove molecole come potenziali farmaci (drug discovery). I due approcci non navigano necessariamente su due binari diversi ed è proprio con la scoperta dei meccanismi molecolari alterati nella cellula neoplastica che si gettano le basi per lo sviluppo di nuove molecole atte a correggere quelle alterazioni". "La problematica – ci spiegano Mirco Fanelli e Vieri Fusi – va necessariamente affrontata seguendo un iter che porta, partendo dall'osservazione macroscopica del problema, all'analisi del processo molecolare sia dal punto di vista eziopatogenetico che nella realizzazione del potenziale farmaco e/o contromisure terapeutiche". Come agiscono le nuove molecole? Mirco Fanelli: Ritornando agli aspetti molecolari, queste nuove molecole sembrano agire attraverso dei meccanismi nuovi riconducibili a modificazioni strutturali della cromatina. Tale meccanismo di azione, ad oggi mai osservato in molecole ad azione antineoplastica, è alla base per un potenziale sviluppo di molecole che possano sfruttare strategie alternative con cui bersagliare le cellule tumorali. Insomma, speriamo di poter sviluppare nuove armi con cui aggredire il cancro con le quali poter migliorare le attuali cure soprattutto per quei tipi di tumore ad oggi sprovvisti di terapia o derivanti da una recidiva.
Organi artificiali per tutti i bisognosi
Grazie alla ricerca portata avanti da un gruppo di ricercatori della Herriot-Watt University di Edimburgo, si è riusciti a stampare in laboratorio alcuni ammassi tridimensionali di cellule staminali embrionali umane, che dopo il processo sono rimaste vitali, capaci di riprodursi e formare cellule specializzate. Secondo gli scienziati che hanno messo appunto questa straordinaria tecnica, i cui dettagli sono stati pubblicati sulla rivista Biofabrication, il processo, in un futuro non troppo lontano, potrebbe portare alla creazione di tessuti simili a quelli organici e, in uno sviluppo avanzato, alla generazione di organi artificiali creati per i singoli pazienti bisognosi di trapianto.Come riportato dal resoconto pubblicato su Galileo, la produzione di campioni di tessuto umano è una sfida che appassiona da tempo i ricercatori. I tentativi fatti finora prevedevano la costruzione di una sorta di impalcatura attorno a una coltura di cellule staminali, che venivano in questo modo forzate a crescere in una struttura rigida. Ma i risultati erano spesso approssimativi e imprecisi: la nuova tecnica permette invece di depositare, strato dopo strato, goccioline di staminali di diametro uniforme in modo più economico, più veloce e più semplice rispetto ai metodi precedenti. Gli scienziati hanno dovuto affrontare parecchie difficoltà per raggiungere il loro obiettivo: prima fra tutte, la delicatezza delle cellule staminali, che sono ipersensibili e rischiano di essere distrutte durante il processo di stampa. Per evitarlo, i ricercatori hanno approntato una stampante speciale i cui ugelli si aprono e chiudono grazie alla pressione dell'aria, il cui ingresso è regolato da una microvalvola.In questo modo, è possibile calibrare con precisione quantità, posizione e dimensione delle cellule stampate variando l'apertura dell'ugello, la pressione dell'aria in ingresso e il tempo di apertura della valvola. “È un lavoro di precisione”, sostiene Wenmiao Shu, uno degli autori della ricerca. “Molto vicino a ciò che accade realmente nel corpo umano. Le cellule che stampiamo sono una sorta di blocchi di costruzione e non richiedono impalcature per crescere”. A questo punto, quanto bisognerà aspettare per gli organi artificiali? Secondo Shu, almeno dieci anni. Perché, a differenza della pelle e del tessuto muscolare, già fabbricati con successo, gli organi solidi come il fegato, i reni o il cuore richiedono strutture vascolari complesse per assorbire le sostanze nutritive ed eliminare quelle di scarto. A questo proposito, i ricercatori del Tissue Microfabrication Laboratory della University of Pennsylvania stanno cercando di riprodurre in laboratorio una insieme di vasi sanguigni che potranno essere usati, un giorno, per vascolarizzare i futuri organi stampati in 3D. Il vantaggio immediato della tecnica messa a punto dai ricercatori scozzesi, invece, riguarda la produzione di campioni di tessuto che potrebbero essere usati per il controllo della tossicità dei farmaci sull'essere umano, evitando così la necessità di test sugli animali.
IL batterio nelle feci di gatto può controllare le vostre menti
Il nome del manipolatore è Toxoplasma gondii, si trova nei gatti domestici ed è un parassita che sarebbe in grado di riavviare alcune parti del cervello che si occuperebbero della paura e dell'eccitazione. Secondo quanto affermano alcuno biologi, il 55% delle persone che tengono un gatto a casa, sarebbero infetti con vari livelli di gravità. Il parassita provocherebbe schizzofrenia, paranoia, depressione, e fare cose stupide. L'effetto tra uomini e donne è diverso, infatti l'uomo sottoeffetto del parassita è più introverso mentre nella donna sono più estroverse e obbedienti.
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